Il più intellettuale dei pontefici è anche il più semplice dei fedeli

giovedì 2 luglio 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 1.7.09

Di fatto, presi un po’ troppo dallo stereotipo del professore-teologo dedito alla lotta al relativismo e alla conciliazione tra fede e ragione, si può cedere all’idea che Joseph Ratzinger sia soprattutto un grande teorico, un intellettuale attrezzato capace di tenere testa al secolarismo con la sua preparazione. Per quanto tutto ciò corrisponda alla sua caratura, a vederlo solo da questo punto di vista c’è il rischio di perdersi un pezzo di Benedetto.

Basta guardare gli eventi degli ultimi tempi. Per esempio l’Anno Sacerdotale indetto nel segno della devozione a san Giovanni Maria Vianney, con tanto di venerazione delle sue reliquie prima di procedere alla cerimonia. Così come l’Anno Paolino, conclusosi lunedì scorso, che ha ravvivato nella Chiesa la devozione al santo apostolo delle genti. Per non parlare dell’inginocchiarsi del Papa di fronte alle spoglie di san Pio da Pietrelcina, con la benedizione della reliquia del cuore.

Insomma si percepisce come Benedetto, tra le tante cose, stia anche riportando in primo piano il culto dei santi. Proprio il più intellettuale dei papi, il teologo raffinato ed erudito, non disdegna i gesti di devozione più semplici.

Di fronte all’odierna tendenza alla fede disincarnata di certa psico-teologia e di fronte alla spiritualità sentimentale adulta ed evanescente, il Papa ha una cura: affidarsi a uomini concreti che furono capaci con la loro vita di portare Dio nel mondo. A noi fedeli, ancora sostanzialmente fatti di carne e ossa, piace questa fede che si vede e che si tocca.

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