Il Papa indica Dio agli uomini per aiutarli a usare la ragione

mercoledì 29 luglio 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 28.7.09

Benedetto XVI davanti a seimila persone all’Angelus di domenica a Les Combes ha avuto grande eco sui media. L’elogio dei nonni come «depositari e testimoni dei valori fondamentali della vita» ha colto nel segno in una società sempre più longeva e con famiglie in piena emergenza educativa.

Degli interventi del Pontefice merita attenzione anche quello di venerdì scorso durante i vespri nella cattedrale di Aosta. Nella città che ha dato i natali a sant’Anselmo (di cui quest’anno cadono i 900 anni dalla morte) il Papa ha tenuto un discorso a braccio sul primato di Dio e sul Suo «vero potere» che è il perdono.

Benedetto ha sottolineato che se «si prescinde da Dio manca la bussola», ed è andato a dirlo proprio a casa di sant’Anselmo, il “dottore magnifico”, padre di quella scolastica che diffuse l’erudizione e lo studio in tutta Europa. Il santo per cui la fede e l’apertura alle verità di Dio sono la vera garanzia per il corretto uso di ragione. La sua famosa prova – «ciò di cui non è possibile pensare qualcosa di più grande» – non era un esercizio per filosofi ma un’idea semplice per far capire che Dio, anche se gli si voltano le spalle, è un riferimento ineludibile nel nostro intelletto.

C’è quasi un millennio tra Anselmo e Ratzinger. Ma la questione è sempre la stessa: l’umanità, nonostante tanti illuminismi e scientismi, avverte il disagio di procedere senza bussola. Il Papa venerdì ha indicato la strada: «Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente».

Ne guadagnerà anzitutto la ragione.

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