Nell’enciclica niente anatemi, ma la scoperta che Dio “c’entra”

giovedì 25 giugno 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 22.6.09

L’attesa attorno alla Caritas in veritate che, a quanto pare, sarà firmata il 29 giugno prossimo dal Papa, è forte. Non solo perché è un’enciclica sottoposta a diverse stesure, ma soprattutto perché vedrà Benedetto XVI cimentarsi – come egli stesso ha anticipato – sul «tema del lavoro e dell’economia». Tema che non fa parte del suo repertorio.

È da mesi che si sente parlare di questo documento. Chi dice che condannerà il capitalismo, chi sostiene che si differenzierà dalla dottrina dei predecessori, tutti in attesa trepidante: quali ricette e giudizi il Papa avrà da esprimere? La ricerca dei segnali è in atto da mesi: citazioni da discorsi, congetture sui collaboratori alla stesura, ipotesi sui temi. A forza di spingere per carpire cosa il Papa dirà sul mercato, sulla ricchezza e sul sistema – a caccia di novità, di rotture con i predecessori o almeno quel pizzico di vistosità che giustifichi i riflettori mediatici – c’è il rischio che se ne perda il significato profondo.

Ci saranno senz’altro elementi di critica a certe prassi economiche, si parlerà sicuramente di etica. Ma ridurre l’enciclica a un j’accuse contro il capitalismo o a un ricettario moralistico sui problemi del denaro, significherebbe impoverirla.

Sì perché la Caritas in veritate, al di là delle questioni tecniche, sarà per il Papa l’occasione per fare ancora una volta il suo lavoro: ricordare all’uomo che, anche quando si parla di soldi, Dio “c’entra”. Perdere la ricchezza di questa prospettiva in tempi di crisi (non solo economica) sarebbe un vero spreco.

1 commento:

  1. Siamo in trepidante attesa di questa nuova testimonianza del Papa. Speriamo solo che le critiche, che arriveranno purtroppo, siano costruttive e improntate al dialogo e non offensive e distruttive.

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