Il Papa maltrattato dai giornali è ormai un best seller mondiale

mercoledì 3 giugno 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 29.5.09

Perché la popolarità mediatica di Benedetto XVI continua a sembrare malmessa? Di spiegazioni ne abbiamo trovate tante. Soprattutto in quella sua insistenza sulla verità che suona, a certe orecchie foderate di carta stampata, una mancanza imperdonabile nei confronti del politicamente corretto.

Ma c’è anche altro. Una delle caratteristiche di questo Papa è che per seguirlo occorre prestargli orecchio e attenzione. In perfetta sintonia con il suo carattere gentile, tipico di una persona di cultura che è teologo e anche uomo di Dio, Benedetto esprime i suoi insegnamenti con la pacatezza di chi si affida al valore di ciò che dice. Senza trucchi o fronzoli per attirare l’attenzione. I suoi discorsi sono inni alla capacità razionale umana: la interpellano, la rispettano, la stimolano. L’interlocutore è lasciato libero di non ascoltare. Perché la voce di Benedetto, in mezzo a tanti rumori sensazionali che si infrangono tra facili contrapposizioni a caccia di ascoltatori, suona come un sussurro leggero, facilissimo da azzittire.

Il Papa non parla mai per fare effetto, ma affronta realmente gli argomenti di fondo: il destino dell’uomo, chi è Dio, il significato dell’esistenza. Sono temi che richiedono un interlocutore disposto all’ascolto.

Intanto con più di 130 titoli all’attivo e diversi milioni di copie vendute in tutto il mondo (un anno fa Gesù di Nazaret e le due encicliche viaggiavano complessivamente oltre i 5 milioni), Ratzinger è l’autore spirituale più letto nel mondo. La sua popolarità evidentemente segue altri criteri.

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