Il Papa affronta la pedofilia e non per salvare le apparenze

martedì 9 giugno 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 9.6.09

C’è un argomento su cui nessuno può obiettare nulla a Benedetto XVI: la sua risoluta e trasparente lotta ai casi di pedofilia nella Chiesa.

È una faccenda su cui il Papa non ha mai evitato l’approccio diretto: negli Stati Uniti e in Australia se n’è occupato in prima persona incontrando le vittime, così come per i casi irlandesi già nel 2006 aveva invitato i vescovi della Conferenza episcopale dell’isola a «stabilire la verità di ciò che è accaduto», «prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro» e, soprattutto, avere cura delle vittime. Anche la conferenza delle Chiese anglofone, conclusa la settimana scorsa in Vaticano, è andata nella stessa direzione: fare chiarezza fino in fondo, prendersi sulle spalle le vittime e rimboccarsi le maniche per rimediare.

Di fronte al male c’è chi si nasconde, chi si difende, chi para i colpi. La Chiesa di Benedetto invece non teme di mostrare le sue ferite. È la fiducia disarmante che il Papa nutre nei confronti della verità. Da essa Benedetto XVI non si aspetta altro che il bene: portare alla luce le ferite significa poter iniziare la cura.

È la serenità di chi non ha timore di guardare in faccia il peccato – anche quando è terribile ed è in casa propria – perché è consapevole del bisogno universale di redenzione. Non è giustizialismo, né sete di punizione. È agire avendo in mente la salvezza delle anime.

È un bell’esempio per l’odierna società in cui, una volta messo da parte il peccato e la redenzione, sembra che l’unica possibile salvezza rimasta sia quella delle apparenze.

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