I seminari non si riempiono con le mogli ma con le vocazioni

giovedì 18 giugno 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 16.6.09

C’è chi pensa che ci siano pochi preti perché il celibato è insopportabile e la Chiesa si ostina a non farli sposare. C’è chi pensa che i preti sono cattivi, mica come quello simpatico che dà la comunione ai divorziati e sposa i gay. C’è chi pensa che dei preti si potrebbe fare benissimo a meno, dato che poi in fondo ciascuno se la vede personalmente con Dio. Ci sono tutti quelli che la pensano così, che negli anni si sono aggiunti a quelli che volevano il “prete operaio”, il “prete assistente sociale” e perfino il “prete punk”, mentre i seminari progressivamente si svuotavano.

E poi c’è Benedetto XVI. Sa che la crisi di vocazioni è una crisi di fede. Non a caso affligge soprattutto l’Occidente (Europa in testa) unica zona in cui si registrano numeri negativi mentre in Africa e in Asia il numero dei sacerdoti continua a crescere. E il celibato non c’entra niente, altrimenti le chiese d’oriente e i protestanti dovrebbero scoppiare di vocazioni.

Per questo il 19 giugno il Papa ha deciso di indire un Anno Sacerdotale: «Per favorire la tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero». In mezzo a tanti consigli e inviti all’aggiornamento dei modelli, che imperversano nell’opinione pubblica col rischio di confondere i fedeli e i preti stessi, Benedetto oppone la semplicità della chiamata originaria.

Noi, che ancora abbiamo bisogno di qualcuno che ci avvicini a Dio, gli siamo grati in questo suo sforzo di aiutare i sacerdoti ad essere semplicemente “preti santi”.

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