Una fede che purifica la ragione e rende schietto il dialogo

martedì 12 maggio 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 12.5.09


Si rischia un po’ lo smarrimento nella giungla di interpretazioni e commenti che stanno riempiendo la stampa internazionale nel seguire il viaggio del Papa in Terra Santa. Sono diverse le questioni sul tavolo dei commentatori: il dialogo con gli ebrei e i musulmani, i chiarimenti su Ratisbona, il caso Williamson, Pio XII, i cristiani in minoranza, gli accordi Chiesa-Israele.

Non vorremmo, però, che tra una questione politica e un rilievo interreligioso, sfuggisse un aspetto centrale. La vera cifra di questo viaggio è che si sta verificando un dialogo concreto tra il Papa e i suoi interlocutori. In ogni appuntamento, accanto ai convenevoli e ai protocolli diplomatici (che pur devono esserci), si nota che fondamentalmente tra cristiani, ebrei e musulmani si sta realizzando un confronto. Basta vedere il contenuto dei discorsi: ragione e fede, identità religiosa, differenze e radici comuni. Non mancano precisazioni e anche piccole frizioni: a garanzia dell’autenticità del tutto.

Ciò sta accadendo grazie a Benedetto, al suo modo diretto e schietto di parlare che – anche se ai media sembra una collezione di crisi – ha avuto l’effetto di avviare la procedura. Certo, la strada del dialogo è ancora lunga. Sta di fatto che i tre monoteismi, con la venuta del Papa in Terra Santa, si stanno capendo come non era mai avvenuto prima.

È un segnale deflagrante per il mondo: la fede in Dio, quando autentica, può rafforzare e purificare la ragione, favorendo la comprensione. Altro che il politically correct. Benedetto stava pensando a questo viaggio fin dall’inizio del suo pontificato.

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