Non un politico ma un apostolo, cioè un vero costruttore di pace

martedì 19 maggio 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 19.5.09

Dopo i bilanci negativi e un po’ frettolosi dell’Economist, i giudizi sulle presunte omissioni papali e l’insistente ricerca del significato politico del viaggio di Benedetto in Terra Santa, rimane ancora la voglia di parlarne.

Cosa voleva ottenere da questo viaggio il Papa? Noi, un po’ trasportati dallo spirito di analisi, eravamo convinti che fosse lì principalmente per rafforzare l’amicizia con ebrei e musulmani e per incoraggiare i cristiani di quelle terre.

Ora, però, dopo che il volume mediatico si è abbassato e dopo esserci riletti con calma i discorsi, ci siamo accorti che da quei luoghi Ratzinger stava lanciando anche un messaggio per i cristiani del resto del mondo. Per Benedetto la Terra Santa, diventata oggi «simbolo di conflitto tra fratelli», deve tornare ad essere un luogo che mostri al mondo la «libertà e la pace che Dio vuole per i suoi figli». Non è solo una questione di convivenza tra popoli, è una questione apostolica. La Terra Santa è il luogo dove Dio è entrato nella storia per rivelarsi e farsi conoscere dall’uomo. È l’origine della fede. Il Papa è andato lì per ricordarlo: per questo non ha avuto paura di esporsi alle incomprensioni, indicando con chiarezza gli ostacoli da rimuovere (da parte di tutti) per raggiungere la pace. E ha chiesto di imitarlo: «Spero che molti seguano queste tracce… e diventino a loro volta messaggeri di pace».

In Terra Santa Benedetto ha mostrato un preciso modello di cristiano. Per costruire la pace, oltre che di diplomatici esperti, il mondo ha bisogno di apostoli ferventi.

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