La linea politica di Benedetto spiazza perché non è politica

martedì 28 aprile 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 28.4.09

La linea politica di Benedetto XVI spiazza. Durban II lo dimostra. Le parole di incoraggiamento del Papa durante il Regina Coeli e il fatto che la Santa Sede non abbia boicottato la conferenza come gli altri paesi occidentali, hanno gettato tutti nella confusione.

A cominciare dal rabbino Di Segni che ha detto alla Stampa: «Non riesco proprio a interpretare il gesto di Benedetto XVI». Poi Carlo Panella sul Foglio, preoccupato per questa sorta di ingenuità papal-diplomatica che, in nome dell’affinità con i paesi islamici sulle questioni etiche, non ha saputo comprendere la novità del “pericolo Ahmadinejad”. Anche Repubblica ha trovato le sue spiegazioni in presunti “segnali” vaticani a Israele. Insomma come al solito, a buttarla sul politico, quasi nessuno sembra averci capito molto.

I fedeli invece sono rimasti tranquilli. Hanno riconosciuto, in quel dare segnali positivi e incoraggianti nonostante la scarsa affidabilità di alcuni interlocutori, il modo di fare della Chiesa da millenni. «Non entriamo in motivazioni politiche, vogliamo dare un piccolo servizio per cambiare il cuore delle persone», ha detto monsignor Tomasi, osservatore all’Onu.

Questo muoversi al di là degli equilibri di potere, questo andare oltre le diatribe in sé per arrivare ai “diatribanti”, questo proporre il Bene di fronte al mondo proprio laddove sembra che i buoni non ci siano, può lasciare perplessi analisti ed esperti di relazioni internazionali, ma ricorda molto il modo di fare di Colui che al cristianesimo diede inizio. Ecco la “linea politica” di Benedetto.

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