Cosa (non) è cambiato da Giovanni Paolo a Benedetto

mercoledì 8 aprile 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi 7 aprile 2009

Proprio nell’anniversario del transito al cielo di Giovanni Paolo II, il Parlamento belga ha votato una risoluzione per chiedere al governo di protestare contro le frasi di Benedetto XVI sul preservativo. Questa dei governi e delle istituzioni che si sollevano contro le parole Pontefice è di fatto una novità degli ultimi tempi. Sembra quasi che Benedetto XVI stia dicendo cose improvvisamente diverse rispetto al suo predecessore.

In realtà tra i due papi c’è una continuità totale in quanto ai contenuti. Persino sulla lotta all’Aids Giovanni Paolo II diceva le stesse cose. Allora cosa è cambiato? Precisamente il modo di porsi del Pontefice. Papa Wojtyla era capace di gesti significativi e visibili, trasmetteva il cristianesimo con la sua stessa fisicità. Tutti lo ricordano per questa sua carica empatica. Benedetto è diverso. Il suo stile è proporre le verità di fede attraverso la forza dell’intelligenza. Dice le cose chiare e tonde, senza imporle, con un modo di fare pacato e sereno. Fa appello alla razionalità di chi lo ascolta. Presenta il suo messaggio con l’umiltà disarmante di chi ha fiducia negli interlocutori.

Di fatto mette in crisi l’indifferenza del politicamente corretto che attanaglia soprattutto l’Europa. Da qui le reazioni istituzionali che, non a caso, vengono soprattutto dal Vecchio Continente. Il confronto con Wojtyla rivela tutt’altro che un Papa meno travolgente. Durante lo scorso pontificato c’era chi definiva il rapporto tra il Papa e il cardinale Joseph Ratzinger un tandem vincente. Il tandem si è evoluto in una straordinaria staffetta.

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