Benedetto XVI e la crisi

giovedì 12 marzo 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 12 marzo 2009

Nelle ultime settimane il papa è intervenuto diverse volte sulla crisi economica. Leggendo i giornali, sembra che il pontefice si sia limitato a lanciare invettive contro l’”idolatria del denaro” e esprimere la sua solidarietà verso gli operai di Pomigliano. In realtà c’è molto di più.

Tra questi interventi, i media quasi non si sono accorti del Messaggio per la giornata Mondiale della Gioventù reso pubblico nei giorni scorsi. Forse perché non era facile estrapolare anatemi. Forse perché non si citava nessuna categoria a rischio. Forse peggio: un discorso sulla “speranza” rivolto ai giovani non è stato considerato poi così calzante con l’attualità.

Eppure in quelle parole è contenuto uno snodo fondamentale del papa-pensiero. Benedetto sa bene che la crisi non si risolverà con sistemi o ricette politico-economiche: non sarà il denaro a risolvere i fallimenti del denaro. Con l’economia sta crollando un sistema di certezze, un’intera visione del mondo. L’umanità si sente spaesata, e nell’insicurezza, perde fiducia nel futuro. In una parola: ha bisogno di speranza.

Non bastano gli interventi tecnici. Mentre gli analisti si occupano fin troppo di arginare danni contingenti, il papa guarda oltre e si rivolge a veri esperti. I giovani. Capaci di porsi le domande di fondo sull’esistenza, senza mezzi termini. Capaci di aver fiducia nella possibilità dell’uomo di trovare risposte solide, definitive e affidabili sul senso della vita. È da questa fiducia che dipenderanno le sorti del mondo del futuro.

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