Il cuore di Eluana vive ancora

martedì 27 gennaio 2009

di Bruno Mastroianni, Metro, 27-1-09

Quella di Eluana è ormai una questione inverosimilmente ingarbugliata. Ed è inutile che si cerchi di risolverla sul piano della bioetica e del diritto. La vicenda è ormai soprattutto una vicenda mediatica.

In questi mesi di dibattiti, la discussione ha finito per focalizzarsi a dismisura su quel sondino di plastica che nutre la povera ragazza. La forza suggestiva dei media e la semplificazione giornalistica hanno fatto il resto, creando in noi un’immagine stereotipata. Anche se non abbiamo mai visto Eluana, la immaginiamo lì distesa e immobile, in una sala ospedaliera, mentre subisce ogni giorno l’“oltraggio” di essere nutrita.

La realtà è che mentre ci facevamo trasportare da questa fantasia quasi cinematografica - che alimentava le nostre disquisizioni morali sulla fine della vita e sul diritto di scelta - ci eravamo persi l’Eluana reale. Quell’Eluana in carne ed ossa che da 17 anni, è vero che non parla, è vero che non si muove e non interagisce - ma è altrettanto vero che fa qualcosa di fondamentale: respira. Da sola, senza l’aiuto di nessuno, senza medicine, macchine o artifici. Con tutte le sue forze gonfia i polmoni e li svuota, facendo battere il suo cuore, migliaia di volte al giorno, senza sosta. Avevamo seppellito questo fatto sotto una coltre di questioni di principio.

Forse è da qui che si deve ripartire. Mettendo da parte teorie e supposizioni, ipotesi e interpretazioni. Lasciamo parlare lei. Ascoltiamo quest’appello che il suo corpo, ossigenando e tenendo tenacemente in vita le sue cellule, ci manda da 17 anni. È tutto ciò che abbiamo: un sussurro debole in confronto all’impatto emotivo dei media. Chi se la sente di azzittirlo?

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