La vita va rispettata dall'inizio

venerdì 19 dicembre 2008

di Bruno Mastroianni, Metro 19.12.08

La Dignitas Personae non è solo un’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede. Non è nemmeno un attacco alla fecondazione assistita, alla clonazione o alla ricerca sugli embrioni - come penserà qualcuno leggendone le sintesi sui giornali.

La Dignitas Personae è tutt’altro. È un colpo durissimo sferrato nei confronti di certe derive relativiste del pensiero dominante. Il fondamento di tutto sono quelle semplici parole, contenute nelle prime pagine del documento, che affermano che l’essere umano è tale fin dal concepimento e che da quel momento è titolare di una dignità intoccabile da cui derivano il suo diritto alla vita e alla libertà.

Il resto del testo è una conseguenza. In molti si soffermeranno sulle questioncine da toto-bioetica: staminali adulte sì, embrionali no, adozione sì, fecondazione no e così via. Di fatto si perderanno il succo del discorso: l’uomo ha una dignità più importante di qualsiasi cosa, più importante anche delle esigenze e le speranze che la capacità scientifica di manipolare la vita ha introdotto.

È questo l’inciampo su cui cade l’intero impianto della libertà a tutti i costi, dei diritti pretesi, delle prese di posizione in nome dell’autodeterminazione e del progresso. Perché laddove in molti vedono un diritto - ad avere o no un figlio, a curarsi le malattie, a far progredire la scienza – la Dignitas Personae vede prima di tutto un dovere: quello di proteggere l’uomo e la sua dignità, costi quel che costi, per quanto possa essere sconveniente, scomodo, fuori moda, sgradevole, inefficiente e antieconomico.

I diritti fondamentali, di cui si compiono in questi giorni i 60 anni della dichiarazione universale, non si proteggono da soli e per sempre. La loro salvaguardia dipenderà sempre più da quanto l’umanità saprà riconoscere la forza morale di questo unico dovere. La Dignitas Personae ci sembra un bel regalo di compleanno.

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