Giovani padri e madri ecco i veri discriminati

sabato 7 giugno 2008

(questo mio articolo è stato pubblicato oggi su Il Tempo)

Esiste in Italia una particolare categoria di persone continuamente soggetta a discriminazione. Persone che vorrebbero essere riconosciute per quello che sono e per ciò che fanno. Sono una minoranza, vivono la loro vita controcorrente, secondo uno stile pubblicamente misconosciuto.
Sono motivati, forti delle loro convinzioni e non si danno per vinti anche di fronte a una società che trascura i loro diritti.
No, non sto parlando del popolo del Gay Pride. Mi riferisco a quella nutrita schiera di giovani in Italia che, nonostante tutto, continua a sposarsi, a mettere su famiglia, a fare figli. Sono persone discriminiate praticamente da ogni punto di vista: pagano le tasse come i single, anche se hanno figli a carico. Se non hanno una casa di proprietà si trovano di fronte ad affitti che negli ultimi 5 anni nelle grandi città sono aumentati più del 60%. Se la casa la vogliono comprare, i prezzi sono triplicati rispetto a 20 anni fa, mentre il loro reddito annuo è solo raddoppiato.
Anche il lavoro non li aiuta. Il 21% ha un lavoro precario. Solo il 25% ha la fortuna di vedere il proprio contratto trasformarsi in indeterminato. Due anni fa era il 40%. Per chi lavora e ha figli, mandarli all'asilo comunale costa in media 290 euro al mese, ma un bambino su tre non riesce a trovare posto. Allora si deve rivolgere ai nonni, per chi li ha vicino casa e in salute, oppure alle babysitter o strutture private con un aggravio delle spese.
Sarà anche per questo che negli ultimi 30 anni i matrimoni sono diminuiti del 32,4 per cento, e l'età media del matrimonio, dal 1975, è salita di 7 anni tra gli uomini e di oltre 5 per le donne. I giovani sposati con figli sono il 27,9%, mentre i loro coetanei che rimangono a casa con mamma e papà sono in aumento: 34,9% oggi, mentre dieci anni fa erano il 25,8%.
Eppure queste giovani coppie, che non sono molte, continuano a non darsi per vinte e formano nuove famiglie mettendo al mondo figli. Fanno ciò di cui l'Italia ha veramente bisogno: a causa della bassa natalità oggi ci sono 100 persone "produttive" ogni 70 pensionati, che nel 2020 porterà a un pensionato a carico di ogni individuo che lavora. Ma non contribuiscono solo ad aumentare il numero dei nuovi cittadini, alleggeriscono anche lo Stato dagli oneri assistenziali ed educativi, mantenendo economicamente e garantendo la socializzazione delle generazioni future.
A questa schiera di giovani sposati, che si assumono sulle spalle gravosi doveri, non vengono riconosciuti i corrispondenti diritti (solo lo 0,9% del pil è destinato alle famiglie). Eppure non gridano, non fanno nessun Pride. Probabilmente non ne hanno le energie visto che concentrano tutti i loro sforzi per assicurare il nostro futuro.

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