Il ritorno alla religione con la fiducia nella ragione

lunedì 2 giugno 2008


(Questo mio articolo è stato pubblicato oggi su Il Tempo)

Veramente il ritorno alla religione a cui assistiamo oggi è solo la fuga dell'uomo da un mondo senza speranza? Su La Repubblica del 27 maggio, Remo Bodei, ha aperto la questione della crisi del pensiero moderno. Secondo Bodei quel processo, iniziato tra il '500 e il '600, che aveva portato l'uomo ad affidarsi non più all'autorità della religione ma al senso critico, all'evidenza cartesiana, è oggi profondamente in crisi. Tanto che la reazione diffusa sembra proprio quella di tornare ad affidarsi alla tutela di una Potenza Superiore. Ha ragione Bodei a registrare la crisi. Rimane invece qualche perplessità quando interpreta il ritorno alla religione come una sorta di regresso. Siamo proprio sicuri che il riemergere della dimensione religiosa, in particolare del cristianesimo, sia solo un rifugio di fronte all'assenza di speranza per questo mondo?
In realtà il cristianesimo è stato il primo vero illuminismo della storia. Nell'epoca pagana si affermò con un'idea prorompente: il Dio di cui parlava era quella verità cercata dai filosofi con la forza della ragione. Il culto pagano all'epoca era semplicemente tradizione e consuetudine, non aveva nulla a che fare con la realtà, tanto che i filosofi liquidavano l'Olimpo come falso, irrazionale, irreale. Per il cristianesimo invece la conoscenza, e di conseguenza la ragione, è il fondamento della fede. Non ci può essere incontro con Dio, se prima non c'è un corretto uso di ragione, perché Dio è la verità stessa che si rende disponibile all'uomo. Non a caso lo sviluppo della teologia cristiana è andato di pari passo con la filosofia generando una tradizione di pensiero che non ha eguali.
Ma c'è anche un altro aspetto: nel cristianesimo la via per arrivare alla verità non è solo razionale, essa è inscindibilmente legata con l'impegno ad aderirvi personalmente. In altre parole la verità non solo si conosce intellettualmente ma si deve desiderare esistenzialmente, si deve vivere. Il cristiano, fiducioso nella razionalità, sa che il vero e il bene sono la stessa cosa, e che conoscerli e adeguarvi il proprio comportamento è alla portata di tutti gli uomini. Questa è la radice di tanto impegno da parte della Chiesa nei confronti dei poveri, degli emarginati, dei bisognosi, a difesa della giustizia e del miglioramento sociale. "Libertè, egalitè, fraternitè" disse Giovanni Paolo II in Francia suscitando la sorpresa di diversi intellettuali e commentatori. Il grande Wojtyla volle riappropriarsi di quel triplice ideale, riconosciuto da tutti come il simbolo della révolution, per riaffermare che la paternità di quei principi è del cristianesimo.
La crisi del pensiero moderno non è altro che il risultato del tentativo di scindere la conoscenza dalla religione. A lungo andare questa scissione ha lasciato la ragione orfana, sfociando nel relativismo e nell'irrazionalismo che non soddisfano più l'uomo. È per questo che oggi si assiste a un ritorno di interesse per la religione. Non per una fuga, ma perché i cristiani sono forse tra i pochi rimasti ad avere fiducia nella ragione, nella capacità di trovare ragioni valide per tutti che diano senso all'agire, personale e collettivo