Aiutate le donne!

giovedì 29 maggio 2008


“Abbiamo finalmente trovato la libertà di pensare, dire, fare ed essere ciò che noi decidiamo”, era uno dei tanti slogan del movimento femminista degli anni ’70. Dopo trent’anni, fa impressione confrontare il tono di quello slogan con la realtà di oggi. Allora si era convinti che l’emancipazione consisteva principalmente nel rifiuto dello stereotipo della donna madre. Oggi le donne sono sotto schiaffo proprio perché non possono fare i figli che vogliono.
Secondo l’Istat, infatti, in Italia la maggior parte delle donne desidera in media avere 2,2 figli ma è costretta a fermarsi al primo a causa delle difficoltà economiche, dell’assenza di servizi adeguati (gli asili coprono meno del 10% del fabbisogno) e della mancanza di formule di lavoro conciliabili. “L’utero è mio e lo gestisco Io” gridavano le donne nei cortei protestando contro la costrizione ad essere madri. Oggi non ne avrebbero il tempo: troppo impegnate a conciliare orari di lavoro anti-materni e far quadrare i conti per pagare la baby sitter – non come in Francia dove le spese per la cura dei piccoli sono sostenute al 50% da aiuti pubblici.
Insomma in Italia i servizi alla famiglia sono sulle spalle delle donne che, o abbandonano il lavoro, o scelgono di avere meno figli. Proprio mentre il nostro Paese invecchia, con gli anziani che sono ormai il 42% in più dei giovani.
Anche il mondo dell’economia se ne rende conto. Emma Marcegaglia, neopresidente di Confindustria, ha riportato in primo piano la settima scorsa il tema fondamentale della scarsa occupazione delle donne che comporta “troppe donne a casa, troppe culle vuote”. E’ come una rivincita tutta femminile: o si fa presto qualcosa per mettere le donne in condizione di poter avere figli e lavorare, oppure ogni altro tentativo per far ripartire la crescita rimarrà isolato e inefficace.
Nel frattempo il Forum delle Famiglie ha raccolto 1 milione e 71mila firme a sostegno della petizione “Per un fisco a misura di famiglia” e il Presidente Napolitano ha invitato il Parlamento ad affrontare i temi delle politiche della famiglia. Possiamo aspettarci che finalmente in Italia - dopo quasi dieci anni spesi a dibattere su leggi ad personam, conflitti di interessi, pacs, dico, cus e inseminazioni varie – la politica inizi veramente ad occuparsi della vera reale e concreta priorità: ridare fiato alla famiglia aiutando le donne nel loro desiderio di essere madri?