Aborto, a dirla tutta un traguardo sconfortante

venerdì 23 maggio 2008

(Questo mio articolo è stato pubblicato su Il Tempo il 23/5/08)

Ogni volta che si parla di aborto si sente ripetere che la legge è buona perché ha risolto il problema degli interventi clandestini e ha portato a un calo del numero totale di interruzioni di gravidanza. Qualche settimana fa il Ministero della Salute ha stilato un rapporto in cui annunciava che gli aborti nell'ultimo anno in Italia sono calati del 3% (sono passati dai 131.000 del 2006 ai 127.000 del 2007). Sui giornali dichiarazioni di esponenti politici magnificavano la bontà del calo come dimostrazione dell'efficacia della legge.
Diverso è invece quando si guardano questi dati da altra prospettiva. La rete europea dell'Istituto di Politica Familiare il 7 maggio scorso ha diffuso i risultati del rapporto "Evoluzione della Famiglia in Europa, 2008". Sono dati sconcertanti: nel 2006 in Europa sono avvenuti 1 milione 160mila aborti pari alla somma della popolazione del Lussemburgo e di Malta. Ogni 27 secondi nel vecchio continente un bambino viene soppresso, un totale di 3.200 interruzioni di gravidanza al giorno. Quasi il 18% delle gravidanze finisce in aborto (su 6 milioni e 390mila gravidanze nel 2006, 1 milione e 167mila circa sono state interrotte artificialmente). Significa che nel nostro continente l'aborto è la prima causa di morte.
Ci si può compiacere delle nostre 4.000 interruzioni di gravidanza in meno ma, se poste in relazione al fenomeno in scala più ampia, è misero risultato. L'Italia è tra i 6 paesi "più abortivi" d'Europa con Francia, Regno Unito, Romania, Spagna e Germania. In questi 6 paesi, dice il rapporto, avvengono il 77% degli aborti europei, circa 900.000 l'anno. In Francia e Gran Bretagna c'è un aborto ogni 2 minuti e mezzo, in Spagna dal '96 al 2006 il numero di aborti è incrementato del 99%. Di fronte a emergenze di minore entità l'Europa ha dimostrato di saper prendere misure precauzionali. Basti pensare che i 120.000 morti all'anno per incidente stradale hanno prodotto efficaci provvedimenti, specie in termini di prevenzione e di educazione delle abitudini alla guida. Ci si domanda allora perché in una comunità di Paesi, che dovrebbe fare dell'incolumità fisica dei propri cittadini una priorità, non ci sia analogo impegno per correggere il milione e 160mila morti per gravidanza interrotta.
Se il dibattito pubblico riuscisse ad andare al di là delle polemiche, se si desse uno sguardo onesto ai dati - considerando la questione non più solo come scontro tra posizioni ideologiche - l'aborto apparirebbe per quello che è: un problema concreto della comunità. Allora sorgerebbe il desiderio di trovare soluzioni pratiche per arginare il fenomeno. In Italia la 194 ha portato in trent'anni al piccolo risultato di stabilizzare il numero di aborti a 130.000 all'anno. Si può fare di meglio.

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