La felicità...

giovedì 17 aprile 2008


Un recente rapporto dell'Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) inglese, rileva che nel Regno Unito dal '73 a oggi nonostante i cittadini britannici siano più ricchi, vivano più a lungo e si ammalino di meno, il tasso di soddisfazione personale è rimasto invariato: 86%.
Il vecchio detto della nonna "le cose non fanno la felicità" ha trovato quindi una conferma scientifica. Brutto momento invece per l'arcisentito "quando c'è la salute c'è tutto".
Scherzi a parte non sarà certo una ricerca a farci improvvisamente rendere conto che la società del benessere tanto "bene" non ci fa essere. Il punto è sempre il solito: non sono né i beni, né la teconologia, né le migliori possibilità sanitarie che potranno mai spengere quella sete inappagabile che cartterizza l'essere umano: la ricerca del senso dell'esitenza. A quell'86% manca un 14% fondamentale che non si può di certo acquistare e nemmeno si può ottenere grazie a ordinamenti sociali più o meno ricchi.
Eppure di quel 14% tutti ne sentiamo il peso. Ad esempio quando nel classico discorso da bar la frase "che senso ha la vita" stoppa improvvisamente il discorso e lascia tutti in imbarazzo, rovinando l'atmosfera. Sì perché il problema vero oggi è che tutte le cose che ci portaimo appresso: i beni acquistati e quelli desiderati, le manie sulla salute e sul fitness, le ansie più o meno giustificate per l'aspetto, per i soldi, per la professione, non fanno altro che svolgere la tremenda quanto utile funzione di distrarci dall'unica domanda che veramente conta: "che senso ha la mia vita?". Domanda a cui ciascuno prima o poi dovrà darsi una risposta.
Ecco, anch'io ho rovinato l'atmosfera. Eppure quella risposta è tutto ciò di cui ciascuno di noi ha veramente bisogno se non vuole continuare a vivere una vita distratta, magari economicamente agiata e molto lunga, ma distratta.

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