Genitori alla net-riscossa

martedì 22 aprile 2008


Una delle cose che più colpiscono al giorno d'oggi è il gap tecnologico che divide genitori e figli. Mi è capitato spesso di parlare con genitori non più giovanissimi in merito all'uso che i figli fanno di internet. Ho sempre avuto la sensazione che non avessero la più pallida idea di cosa stessero parlando: MSN, Facebook, Skype, Chat ecc... tutti termini per loro complicati quanto misteriosi.
Le sfide educative si evolvono al passo della tecnologia. Se fino a qualche anno fa il problema principale era la televisione, oggi tutto è di nuovo cambiato. Quando mi occupavo di attività educative per ragazzi delle medie e delle elementari, uno degli obiettivi era far capire ai genitori che non potevano disinteressarsi dei contenuti dei serial che i loro figli vedevano: chi fosse Dawson (e la sua cricca) o del perché Brandon di Beverly Hills aveva deciso di lasciare Kelly. Questi temi avrebbero comunque caratterizzato i discorsi dei loro figli in un momento delicato della loro crescita. Insistevo anche sul fatto che il divieto assoluto di televisione non era una soluzione: a scuola, nel tempo libero e a casa degli amici, i discorsi sarebbero sempre ritornati su quei personaggi e su quelle situazioni.
Insomma la ricetta educativa si muoveva in direzione del far diventare i genitori "esperti di tv" cosicché sarebbero potuti intervenire con autorevolezza sui consigli che Brandon, Kelly, Dowson e compagnia con le loro gesta "televisive", elargivano ai loro figli.
Oggi è ancora più complesso. Posto che si sia risolto il "problema tv", si apre un baratro educativo su internet. Anche in questo caso i filtri sono utili ma non sono tutto. Internet non è più solo "clicco - leggo cose - visito siti". Questo approccio è già stato superato. La nuova frontiera sono i social network, le chat, le community, che rendono capace chiunque (adulto o bambino) di essere costantemente connesso con centinaia di persone in tutto il mondo scambiando foto, informazioni personali, messaggi, consigli ecc.
Insomma se prima la tv aveva già scosso i genitori perché faceva entrare in casa degli sconosciuti che in qualche modo davano l'esempio ai loro figli, oggi ad entrare in casa è potenzialmente qualsiasi sconosciuto che sia collegato a internet. La millenaria preoccupazione educativa dei genitori "chi frequenta mio figlo?" si è espansa in modo esponenziale. E non si può risolvere facendo dei propri figli dei trogloditi digitali.
Insomma bisogna cogliere la sfida. Lo ha fatto una signora olandese, Carola Eppink, balzata oggi alle cronache perché è in contenzioso con la Microsoft per aver usato la sigla MSN per il suo software di controllo per internet. La Eppnik, che sul suo sito si firma "a concerned mother", ha messo in piedi insieme ad altri genitori la Unicaresoft, una società che sviluppa software per il controllo dell'uso di internet da parte dei figli minori. Il software nella sostanza è molto semplice: permette da una parte di controllare ciò che i figli fanno quando chattano o navigano (con evidenti vantaggi per la sicurezza) e allo stesso tempo permette di fissare dei periodi di tempo prestabiliti per usare chat e affini, per evitare che i minori passino un numero eccessivo di ore su internet in attività diverse dai compiti e lo studio.
Una soluzione interessante. Non certo l'unica possibile. Di fatto, mentre un tempo un ragazzino poteva uscire a giocare a palla solo dopo aver finito i compiti, ed era facile far rispettare questa sana regola educativa, oggi non serve né uscire né spostarsi dalla propria scrivania per "andare a giocare". Così se una mamma non vuole fare la "guardia" dello schermo, può usare un comodo software per aiutare il figlio a gestire responsabilmente il tempo.
Certo si spera che poi il figlio, crescendo, impari a porsi i limiti da solo, anche perché nella vita non sarà certo un software a sostituire il senso di responsabilità.

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