Nozze gay: non è un dogma

giovedì 6 dicembre 2007


Prima i Pacs, poi i Dico, ora i Cus. Ma il problema di fondo rimane. Due giorni fa D’Alema all’istituto tecnico “Cristoforo Colombo” a Roma ha detto di essere contrario alle nozze gay. Apriti cielo: sono immediatamente partite le censure da più parti, compresa quella del presidente di Arcigay Mancuso che accusa il ministro degli esteri di connivenze con il Vaticano. Non è mancato anche chi ha letto nell’affermazione di D’Alema una strategia politica per avvicinarsi al centro, vista la sua predilezione del sistema elettorale alla tedesca.
Curioso che nessuno dei commentatori è voluto entrare nel merito delle affermazioni del ministro. Ripetiamole per completezza: “non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge”.
Si è notata nei commentatori una certa fretta nel liquidare l’accaduto cercando di riportare al più presto la questione nei binari dello scontro ideologico. Nessun intervento invece sul tema in sé e le sue implicazioni. Sì perché tra Pacs e Cus il tema di fondo, sollevato dalle parole di D’Alema, non è diritti o non diritti, ma se è bene o no per il nostro paese prendere la direzione di un equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio.
Siamo alle solite: se certe posizioni vengono assunte inaspettatamente da chi si credeva “allineato”, questo crea uno scompiglio nello schema del dibattito: gli schieramenti precostituiti si frantumano davanti all’eretico e la discussione rischia di spostarsi sul tema stesso invece di fermarsi allo scontro tra posizioni contrarie. Ma tutto è stato riportato negli argini delle opposte fazioni.
Perché c’è tanta resistenza ad affrontare la questione direttamente e senza la copertura di concezioni cristallizzate? Eppure il riconoscimento delle coppie gay non è un dogma e quindi può essere liberamente discusso. C’è chi ha pensato che fosse meglio scaricare l’eretico Dalema e riportare la contesa nelle rassicuranti categorie del “dibattito tra sordi”: Vaticano contro Arcigay, destra contro sinistra, cattolici contro laici ecc. Con noi cittadini italiani, pieni di domande senza risposta, nel mezzo.

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