Donne

domenica 25 novembre 2007

Ieri il corteo a Roma, 100.000 donne arrabbiate. Hanno persino cacciato alcune esponenti politiche al grido di "vendute". Cosa sta succedendo? I dati dicono che quasi una donna su tre (7 milioni in totale) ha subito almeno una violenza nella vita.
Eppure ci avevano abituato a pensare che la situazione delle donne era terribile solo nel passato, sottomesse da una società a maggioranza maschilista. Ci avevano spiegato che oggi, le conquiste del femminismo, l'emancipazione, l'autonomia, hanno reso la donna finalmente libera e alla pari. Libera? Ne siamo proprio sicuri? I dati sopracitati fanno venire qualche dubbio.
Certo, il femminismo c'è stato, riflessioni sulla condizione delle donne pure, ma mi sembra che entrambi siano stati inglobati dalla cultura liberal-consumista-maschilista, quella veramente pericolosa. Mentre le donne credevano di conquistare terreno (minigonne, disinvoltura, autonomia dall'uomo) quella cultura le plasmava sempre di più a piacimento maschile: sei donna se sei sexy e anche un po' virago, è alla moda vestirsi scollacciate, in televisione la prima domanda che ti faranno è "come seduci un uomo?" e così via.
Pensiamo alle donne che sui media rappresentano la categoria, quali qualità hanno? Quella, sostanzialmente maschio-centrica, di piacere fisicamente. C'è qualche eccezione, ma trscurabile. Anche quando si parla di moda, bellezza, immagine, se ci si riflette si parla sempre di una donna che deve stuzzicare gli appetiti maschili (basta provare a digitare su Google immagini la parola "donne" e si vede cosa viene fuori).
Ma la nuova generazione di bambine è ancora peggio: la Società Italiana di Pediatria ha rivelato l'anno scorso che la maggioranza delle bambine alla domanda "cosa vuoi fare da grande" risponde al primo posto: "il personaggio famoso" e al secondo posto un desolante "non so". Anche il recente libro della Lombardo Pijola «Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa» ha raccontanto una realtà che tutti vogliono ignorare: le adolescenti di famiglie normali che il sabato pomeriggio, fin da tenera età, imparano ad usare il loro corpo per ottenere soldi e popolarità.
Care donne, il problema non siete voi. Il problema è che si è passati da un maschilismo generalizzato di qualche decennio fa a un maschilismo operativo-consumistico che non solo vi sottomette ma ci guadagna pure e sembra che abbia imparato a farlo illudendovi che il controllo lo avete voi. Occhio perché i dati dicono che siete ancora proprietà maschile.

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