Come ti elimino il contraccetivo

venerdì 16 novembre 2007


Ieri sul Corriere un lungo reportage sui giovani riportava che sarebbe aumentato l'uso della pillola del giorno dopo rispetto agli anticoncezionali classici, preservativo in testa. Una preoccupata Camilla Raznovich (la conduttrice di Loveline di Mtv) commentava che i ragazzini sanno tutto di tecnologia ma nessuno gli spiega che ancora si resta in cinta e si prendono le malattie. Infatti il servizio era condito qua e là da testimonianze di giovani, tratte per lo più dai forum on-line, sull'insoffernza verso il preservativo e altri attrezzi anticoncezionali.
Sempre ieri Eurispes insieme a Telfono Azzurro hanno presentato l'8° rapporto sull'infanzia e l'adolescenza in cui, tra i vari dati, si legge che solo il 40% degli adolescenti riferisce di non aver mai avuto un rapporto occasionale senza protezione.
Sono dati molto interessanti. Mostrano una generazione sempre più dedicata la sesso e, allo stesso tempo, sempre più insofferente verso gli strumenti artificiali che permettono di viverlo senza preoccuparsi delle conseguenze.
E' come se da questi dati venisse fuori una generazione che desidera le gioie del sesso malsopportando l'idea che possano esserci delle conseguenze idesiderate (malattie e gravidanze).
Eppure la natura è inflessibile: o sesso libero con "terzo incomodo artificiale" (per non avere soprprese) oppure sesso con conseguenze. Insomma, per quanto ci si possa dare da fare, non si può aggirare completamente l'ostacolo.
Capisco molto bene il desiderio di libertà che i giovani hanno quando si accostano all'amore. E' un ideale bello e alto da raggiungere. Il problema è che, ormai da troppo tempo, le strade che vengono indicate ai giovani per raggiungerlo sono tutte illusorie. Non è vero che l'anticoncezionale libera l'amore. L'anticoncezionale disturba il rapporto intimo tra due persone. Tutti lo possono capire intuitivamente. Il "terzo incomodo" sta lì, presente nella relazione e la disturba: ricorda in continuazione che non si può stare sereni fino in fondo, che quello che si sta facendo necessita comunque di un elemento esterno, di una barriera, di un recupero...
Ma c'è un modo allora di poter vermente fare in modo che il sesso possa essere vissuto con piena libertà, come sincera espressione di amore, senza ansie, costrizioni e fastidi?
Io penso di sì. La soluzione si chiama matrimonio. Il senso del matrimonio è proprio raggiungere la piena comunione, fisica e spirituale. Sposarsi significa scegliere definitivamente l'altro e scegliere definitivamente di vivere la sessualità secondo le sue regole. Questo rende liberi. Si vive il rapporto sessuale per esprimere il proprio amore e lo si fa aperti alla vita. Questo elimina la paura della gravidanza che non si vede più come una "temuta conseguenza", ma la si vive come un potenziale dono. E poi la fiducia nella fedeltà dell'altro leva il problema delle malattie.
Mi rendo conto che tutto questo richiede impegno. Ma tutte le cose veramente belle della vita si ottengono con un certo sforzo. Il sesso vissuto alla leggera non riuscirà mai, nonostante la scienza, a equiparare la bellezza dell'amore espresso tra due persone che si sono fuse per sempre in un unica cosa.

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